Critica di Andrea Baffoni

LAURA ALUNNI: LA DIFFORMITÀ DELLA FORMA

di Andrea Baffoni (Storico dell’Arte)
L’inclinazione al superamento dei tradizionali canoni di pittura e scultura sta alla base del linguaggio di Laura Alunni.

Un processo metamorfico che ne condiziona l’intera esperienza artistica, attingendo al principio di costruzione e decostruzione e facendo dell’opera un confine da oltrepassare in un continuo rinnovamento espressivo.

Il risultato è un’alternanza di bidimensionalità e tridimensionalità dove l’una e l’altra condizione si mescolano e compenetrano costantemente.

Non è facile, in effetti, giungere alla definizione programmatica del lavoro di Laura Alunni, la quale trova  nell’astrazione informale il proprio punto di partenza.

Un incipit che risente della lezione di grandi maestri come i Basaldella (Afro e Mirko), De Gregorio o Mattia Moreni.

Artisti che Alunni intercetta istintivamente, avendone assorbito il
lavoro non per una diretta relazione, ma per una semplice osmosi culturale, come spesso accade in arte.

Non è difficile, d’altra parte, registrare nella sua pittura il debito linguistico con le correnti informali anni Cinquanta:

il colore che si muove disinvolto sulla superficie entro forme casuali e
costantemente alla ricerca di una definizione ultimativa apparentemente irraggiungibile. Non è difficile, ma nemmeno scontato, se è vero che la tradizione italiana, in questi ambiti, ha originato artisti di estrema raffinatezza e intensa capacità espressiva, difficili da imitare.

Dunque, a una prima analisi, il terreno d’azione della pittrice ben si attesta sul versante di una tradizione consolidata e riproposta con sostanziale dovizia.

Parlando in termini più ampi, tuttavia,
va detto che in genere il lavoro artistico dimostra la sua maturità quando è  capace di superare il “già sperimentato” per aprirsi a nuove e inedite esperienze.

Così, nel caso di Laura Alunni, tale
scatto si manifesta nell’incapacità di tenere relegata la pittura nella gabbia della bidimensionalità, spingendola verso un’improvvisa fuoriuscita e determinando così l’incontro con la scultura.
Il colore, che nel dipinto si muove in aree piatte (si veda ad esempio Aspettando la sera o ancora Immersus emergo),

conquista lo spazio

grazie alla compartecipazione di elementi materici in plastica e ceramica.

La trasparenza del plexiglas, unita alla sua malleabilità, origina una serie di eventi luminosi” inediti

che aprendosi alla componente tridimensionale porta la pittura verso la conquista dell’ambiente circostante.

Ciò è evidente nella serie Connessioni,

in cui quegli stessi guizzi di colore incontrati sulle tele vivono l’avventura scultorea con la medesima energia espressiva.

E ancora una volta ci viene incontro la storia dell’arte,

quando si ripensa ai materiali plastici usati, alla metà degli anni Sessanta, dal marchigiano Sante Monachesi, futurista affascinato dagli astronauti e dalle nuove prospettive della conquista del cosmo che sperimentava con il plexiglas una scultura “leggera” e di vitalità luminosa e cromatica.

Una dimensione “agravitazionale”,

come la definiva l’artista, oggi ineditamente visibile nell’opera dell’Alunni che sperimenta con successo la connessione tra pittura e scultura attraverso materiali plastici dai colori accesi e dal sapore post-futurista.
Ma se è vero che quest’ultima posizione ha a che fare con il dinamismo, altrettanto evidente è come il lavoro di Alunni, parallelamente, aderisca contemporaneamente alle

poetiche di costruzione e decostruzione professate dal Cubismo.

Su quest’ultimo tema è altresì importante soffermarsi. Impossibile, infatti, non sottolineare come

l’azione scultorea di Alunni si sviluppi attraverso un impulso d’iniziale frammentazione

con elementi ceramici preesistenti, proseguendo poi in una ricostruzione liberatoria di elementi plastici, in alternanze di opacità e trasparenza, con estensione dello spazio tridimensionale. Ciò detto, appare evidente come tale impulso manifesti la necessità istintiva dell’artista di non accontentarsi del risultato raggiunto, ma viva indissolubilmente una battaglia interiore di costante superamento fisico e mentale.

La riprova si ha nella più recente produzione, in cui si assiste al ritorno della pittura come riassemblaggio di elementi frammentati.

Dipinti come Orme di paradiso o ancora Prospettive evanescenti, solo per citarne alcune, mostrano adesso la risultanza di un riordino mentale seguito al preliminare smembramento  programmatico.

Ogni singola particella vive di vita propria, perfettamente incardinata nell’essenza della propria unicità, eppure sente la necessità di unirsi in organismi multicellulari quasi a voler originare nuovi sistemi viventi.

Se è dunque vero che la pittura diviene tridimensionale, parimenti la scultura attua il processo opposto, in un continuo alternare di solidità materica e fluidità cromatica.

Ciò comporta uno spaesamento, ma anche un arricchimento dialettico e difficilmente incasellabile.

Tale risultato appare oggi come la conquista più originale di Laura Alunni che intercetta così la componente più attuale dell’espressività artistica, non più accontentandosi della tradizionale dicotomia pittura- scultura, ma superandole entrambe e

aprendosi a nuove inimmaginabili prospettive.