Perché smettere di rappresentare soggetti del mondo reale come persone, paesaggi, architetture? Qui ti spiego il perché
Arte moderna-Vassily Kandinskij
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Dal realismo all’arte astratta – Quando gli artisti diventano indisciplinati

In questo articolo vorrei condurti attraverso le tante riflessioni, interrogativi, pensieri che artisti, amanti dell’arte, appassionati, vivono nell’osservare un dipinto oppure una scultura.

Quando osservi dipinti che raffigurano un paesaggio potresti pensare alla bravura degli artisti oppure all’emozione che trasmette la pennellata.

Al contrario, se hai avuto occasione di vedere un dipinto astratto, potresti aver pensato: “questo avrei potuto farlo anche io”

Ti assicuro che capita a molti e non c’è niente di male.

Per esempio, il dipinto “Quadrato nero” di Kazimir Severinovič Malevič, artista russo che ha vissuto a cavallo tra l’ ottocento ed il novecento, è un semplice dipinto di color nero. 

In un altro dipinto, “Bagnanti” , dello stesso artista potrai notare tu stesso la grande differenza. 

La prima opera non è altro che una concentrazione di colore nero al centro della tela; nella seconda puoi distinguere tre figure umane poco definite ed un paesaggio colorato, pieno di dettagli : rami, foglie, prato, acqua, cielo.

Come spiegare questo cambiamento radicale nel modo di comunicare dell’artista? La data delle opere, già può essere un primo indizio: il Quadrato nero segue di alcuni anni le Bagnanti

Questa successione nel tempo delle opere non mi sorprende affatto.

Tra poco ti spiegherò il perché.

Kazimir Malevich - Quadrato nero - 1915, olio su tela
Kazimir Malevich - Bagnanti- 1908, olio su tela

Perché molti artisti smettono di rappresentare soggetti del mondo reale come persone, paesaggi, architetture?

Durante l’inaugurazione del 7 dicembre 2019 della mia personale “Eventi luminosi” presso la Galleria Spazio Onofri 57 di San Marino, un’elegante signora che ho incontrato durante la mostra, mi ha chiesto se la mia pittura fosse sempre stata astratta. Le ho risposto più o meno così :

“In effetti non è sempre stata astratta. Con gli anni quelli che prima erano visi di persone sono diventati dei semplici ovali pieni di colore ; le linee prospettiche di palazzi o di viali si sono trasformate in segni colorati; le curve di verdi colline hanno cambiato tonalità diventando talvolta blù cobalto oppure rosso cadmio”.

Una domanda del tutto lecita, quella della signora elegante!

Il mio percorso è stato, infatti, analogo a quello di molti altri artisti contemporanei e non.

Dal realismo all’astrattismo passando attraverso una metamorfosi dovuta al tempo ed all’esperienza. 

Il motivo? Nel mio caso, non uno in particolare. Almeno 3 sono le ragioni della inversione di rotta:

  1. l’esigenza di imparare le tecniche di base
  2. la ricerca della mia cifra stilistica
  3. il bisogno di libertà

Un libro di "profezie laiche": la “ribellione” degli artisti.

Quando ancora vendevo ritratti disegnati a matita per poche migliaia di lire (l’epoca è così lontana che ancora non erano stati introdotti gli euro, in Italia), mi chiedevo : “Come posso liberarmi dal bisogno di riprodurre fedelmente la realtà?”.

Sentivo piuttosto costretta la mia creatività, devo ammetterlo.

La risposta la trovai in un libro davvero appassionante di Wassily Kandinsky dal titolo “Lo spirituale nell’arte”, pubblicato nel 1911.

Il libro in questione è ancora attuale perché racconta sensazioni e sentimenti universali.

“Nell’agosto del 1910, a Murnau in Baviera, Wassily Kandinsky termina uno degli scritti più singolari del secolo. Si intitola “Lo spirituale nell’arte”. Non è una dichiarazione di poetica, non è un trattato di estetica, non è un manuale di tecnica pittorica. È un libro di profezie laiche, in cui misticismo e filosofia dell’arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono, nel presentimento di un’arte nuova. L’aurora della pittura, che Kandinsky crede di annunciare, si riverbera anche sulle sue pagine, che ci appaiono insieme incerte e perentorie, divise tra ombra e chiarore.” (Dalla postfazione di Elena Pontiggia).

Secondo il famosissimo artista  russo dunque, il linguaggio artistico astratto rappresenta un mezzo per l’elevazione morale e spirituale.

L’arte astratta vive una una sorta di ribellione attraverso una nuova nascita che mira a  riflettere anziché guardare; a meditare anziché far rumore. L’artista astratto non osserva la realtà esterna ma predilige il sentire interiore e, grazie a quello, comunica la sua vera natura di essere immortale.

Indubbiamente un messaggio forte quello di Kandinsky che, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale ha avuto un sapore addirittura profetico.

Non solo Kandinsky!

Moltissimi altri artisti famosi hanno scelto di parlare il linguaggio interiore; non solo Kandinsky

Nel corso degli anni l’arte contemporanea, ha avuto altri artisti ancor più  indisciplinati di Kandinsky, il quale ha fatto del segno e del colore la sua poetica.

Tra di essi, ce ne sono altri 2 che mi appassionano particolarmente.

Arte moderna-Vassily Kandinskij
V. Kandinskij, "Giallo, rosso, blu" olio su tela, 1925, Musée national d'art moderne, Parigi

Osserva come  Keith Haring fosse ossessionato da graffiti sgargianti, dai colori vividi,  ricchi di movimento.

Haring è diventato una vera e propria icona della street art. Anche se il suo stile non è propriamente astratto, l’artista stanunitense morto prematuramente nel 1990, ha avuto il coraggio di innovare e ribellarsi alle cifre stilistiche tradizionali.

Arte contemporanea- Laura Alunni
Keith Haring, "We Are The Youth", Philadelphia

Cosa dire di Alberto Burri?

L’artista umbro ha dato alla materia un’anima forte e travagliata senza cercare mai di riprodurre alcuna figura o paesaggio.

Colore, metamorfosi, alchimia raccontano ancora oggi la forza del messaggio di ribellione dello straordinario artista.

 

Arte contemporanea “Bianco” Alberto_Burri
Alberto Burri, “Bianco”

Ora però vorrei svelarti perché “Quadrato nero” è stato fatto dopo “Bagnanti” 

Le opere astratte, ammetto, non sono facili da comprendere ne, tantomeno, da realizzare.

In tanti anni di studio, visite nei musei e gallerie, lavoro artistico, sono arrivata a 2 conclusioni:

  1. Molti grandi artisti sono partiti da opere figurative prima di conoscere se’ stessi;
  2. La libertà nei linguaggi nell’arte contemporanea è sempre stata legata al bisogno di crescere interiormente, di affrancarsi da regole e schemi mentali; di diventare finalmente indisciplinati, liberi.
  3. La ribellione nell’arte dipende dalla vita di ciascun artista:  al proprio passato personale e familiare; a regole della società in cui è vissuto; al non riconoscersi con la massa ed al volersi affrancare da essa.

Ora è chiaro il perché  Malevich ha dipinto “Quadrato nero”  qualche anno dopo “Bagnanti” ? Se così non fosse, scrivimi! 

Avresti davvero potuto farlo anche tu?

Dopo questo breve racconto che ha toccato solo alcuni artisti ma tante riflessioni sui percorsi di vita e sul senso di libertà esistenziale, posso dirti con assoluta certezza:

“No, non avresti potuto farlo anche tu!”